
Titolo: “Rialzati, Italia”
Sottotitolo “… e cammina”
L’uomo che l’ha proposto ha 72 anni. Lo slogan (più o meno) 2000.
Il nuovo che avanza…

Titolo: “Rialzati, Italia”
Sottotitolo “… e cammina”
L’uomo che l’ha proposto ha 72 anni. Lo slogan (più o meno) 2000.
Il nuovo che avanza…
Prima serata Rai, lunedì 11 febbraio.
Su Rai Uno, da Vespa: puntata speciale di Porta a Porta sui 150 anni da quando la piccola Bernadette vide la “bella Signora” a Lourdes (il santuario cattolico più ricco, importante e visitato al mondo).
Su Rai Tre, con Federica Sciarelli, ennesima puntata di Chi l’ha visto?.
Ho gli occhiali da quando sono nato… ma sbaglio io a vederci un nesso (oltre la coincidenza di orario e di emittente)?

alla fine è
il sapore che resta
nell’avorio dei fiati e
nell’affondare
di un’icona lenta
tra luce e buio
resta anche qui
sotto il palato
come un abecedario
che traduce le parole
del fato e
dà un nome
al tuo nome d’uva spina
resta al fondo
come la voce di pianola
che riempiva d’acrobazie
i miei angoli bambini
anch’io come le nubi
oggi non temo l’arcobaleno
:lo riconoscerò
seduto
sul greto del Naviglio
a dirmi dove tentare
il guado dove
trovare il bianco
del tuo segreto

Giusto per mettere un po’ di ordine.
Novembre 2007, domenica 18. Piazza San Babila, Milano. Silvio Berlusconi lancia la rivoluzione del “predellino”: aggrappato allo sportello dell’auto, circondato da migliaia di fan esultanti, senza prima essersi consultato con alcuno dei suoi alleati annuncia la nascita del nuovo popolo della libertà. Di più.
Pochi giorni più tardi ribadisce l’importanza del suo gesto e rincara la dose: “La Cdl era ormai un ectoplasma”. Non solo: a Fini e Casini che mostrano resistenze sulla nascita del nuovo partito (per il leader di An: “Solo un colpo di teatro”) non le manda a dire: “Io spero che tutti vengano con noi. Se no, peggio per loro”. Anzi, meglio: il Pdl non ha bisogno dei “parrucconi” della politica. E Fini replica: “Non mi riconosco in questa categoria. Come si vede ho ancora qualche capello…”.
Febbraio 2008. Venerdì 8. Arriva la notizia del listone unico del Pdl, con Forza Italia e An fusi. Berlusconi precisa che non è una reazione alla decisione del Pd di correre da solo: “è il progetto del Popolo della Libertà, non c’è nessuna contromossa da parte mia”. Il partito del “predellino”, quello che ad An (e all’Udc) prima di Natale non piaceva, ora sta prendendo forma. “Condivido pienamente la proposta di Berlusconi”, dice Fini. “Il Popolo delle Libertà avrà un’unica voce in Parlamento e mi auguro che anche gli amici dell’Udc vogliano contribuire a scrivere questa importante pagina della storia politica italiana”.
Novembre ‘07 e febbraio ‘08. Nel primo si festeggia Halloween (“dolcetto o scherzetto?”); nel secondo si fa Carnevale (“ogni scherzo vale”)… perché tutto ciò ha a che fare con gli “scherzi”, vero?

L’incubo di Napoli, con le strade sommerse dai rifiuti, dilaga. E non solo per le vie della città campana. La “munnezza” la si trova anche nello spot Ryanair o sulle passerelle romane, dove Gattinoni fa sfilare l’abito-riciclaggio, compresa la plastica grigia delle buste dei rifiuti. Va quasi di moda, furoreggia, la spazzatura. Tanto che le è stato dedicato un calendario 2008. Voluto dall’associazione “Napoli vive, io la difendo” per raccontare e denunciare la situazione di perenne emergenza che la Campania vive da più di 10 anni.
Insomma, ogni mezzo è buono per i cittadini in cerca di solidarietà e ascolto. Anche chiedere ad alcune mamme di questa generazione avvelenata da una mancata educazione allo smaltimento differenziato, di posare (nella foto di febbraio) per un audace bacio saffico. Con sullo sfondo una montagna di immondizia e lo sguardo perplesso di un prete rivolto alle donne, invece che ai rifiuti.
In basso l’ironica, quanto esplicita esclamazione: “Che peccato!”.
Come a dire: qual è il vero peccato? La risposta sta nelle affermazioni delle signore che si sono inventate modelle pur di “non scendere a compromessi quando è messa in gioco la vita dei loro figli che ogni giorno sono costretti a respirare, mangiare e vedere veleni e rifiuti”.
Ottimi propositi, accompagnati da una speranza: che non si debba sfogliare tutto l’annuario prima che l’emergenza sia finita…

Com’è triste Venezia: Carnevale 2008 sottotono. Meglio, secondo il sindaco Massimo Cacciari: “in rodaggio”. Almeno dal punto di vista dei numeri: presenze, fatturato, consumi… pare che Sensation 2008 (questo il titolo della manifestazione) non abbia soddisfatto. Forse che gli italiani non sanno più (nemmeno) divertirsi? Forse che gli italiani si sono già abbastanza divertiti coi 23 mesi dell’ormai sciolta XV Legislatura?
A occhio: “buona la seconda”, direi. E come si fa a non ridere, ricordando quello che è successo in Parlamento (e al governo) in questi ultimi due anni scarsi? Il cilicio di Paola Binetti; la lite tra Luxuria e Gardini per un onorevole cesso; le battaglie dei laici devoti a fianco del papa e quelle dei credenti maturi per la laicità; gli onorevoli fedeli al Vaticano che sfilano per il Family Day e non sanno quale, delle due famiglie, portare; Silvio Sircana, portavoce del governo, che chiede lumi a un trans e l’udiccino Cosimo Mele che cerca emozioni forti in un hotel di Roma; i gruppi parlamentari a una voce (e una persona) sola; Marco Follini da segretario dell’Udc a responsabile dell’informazione del Pd e Sergio De Gregorio da uomo dell’Idv alla guida di un micropartito entrato nella Cdl; Francesco Caruso che porta alla Camera due finte molotov e dà degli assassini a Tiziano Treu e Marco Biagi; l’ambulanza presa dal senatore Gustavo Selva per dribblare il traffico e raggiungere uno studio televisivo; l’annuncio delle dimissioni dello stesso e il successivo ritiro: “Perché gli elettori mi chiedono di restare”; i 102 (centodue) componenti del governo, tra ministri, vice, sottosegretari… mentre Franco Bassanini, costituzionalista del centrosinistra e teorico di un esecutivo a 12 caselle va a lavorare per Sarkozy; Clemente Mastella ministro della Giustizia (!) che litiga ogni giorno, via blog, con l’ex pm Antonio Di Pietro, ministro delle Infrastrutture; Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini che tornano ad Arcore, nonostante l’Uomo li avesse, a novembre, definiti fantasmi; lo svenimento in diretta dell’ex mastelliano Stefano Cusumano, crollato tra gli insulti e gli sputi del suo ex compagno di partito nel giorno della fine del governo Prodi…
Di fronte a tutto ’sto teatro e tutte ’ste mascherine hai voglia a portare gente al Carnevale a Venezia!

Il tentativo di Marini naufragato, l’accordo per le riforme saltato. Unica opzione rimasta al Colle: lo scioglimento delle Camere. Suggerimento dal basso al Capo dello Stato (sentito stamattina, in coda alla posta): usi l’acido muriatico…

all’angolo del buio
il profilarsi del tuo seno
:una nota in bilico
tra le ombre sul baratro
breve
e la fuga delle nubi
sotto un lenzuolo
di foglie secche le voglie
dismettono
la pazienza
:non è autunno ancora
ma come un tramonto
m’imporporo mentre
la mente come
una vespa spazia
il tuo corpo:
il bianco già noto
e l’intonso
fuori, di ruggine e
fuliggine il giorno
:in quante ore immergerò
le dita
prima di tornare a respirarti

L’assurdità di questa crisi di governo è racchiusa mirabilmente in una percentuale ridicola: 0,4%. Questo numerino apparentemente irrilevante (una volta si sarebbe detto: da prefisso telefonico) contiene i voti che, secondo un sondaggio dell’Ipsos, oggi prenderebbero l’Udeur di Mastella e i Liberaldemocratici di Dini messi assieme (0,3% il primo e 0,1% il secondo).
E per fortuna che li chiamavamo cespugli: questo è polline. Insomma, si vive i un paese gettato nello scompiglio da quattro gatti (anzi: 0,4 gatti) che non rappresentano nessuno se non loro stessi. Con un seguito inferiore a quello di questo blog. A questo punto anch’io mi aspetto una chiamata per un colloquio con l’alpino Marini.

L’ha vista uscire dal portone. E gli è tornata la rabbia, per quell’ultima sfuriata. Pensava gli fosse passata: una birra, una sigaretta e musica a palla dallo stereo. Sì, proprio quello che la tipa gli rimproverava da giorni, settimane, mesi: il volume troppo alto: “Che minchia vuole quella… Sarò padrone in casa mia, no?! Posso fare il cazzo che voglio, qui. Almeno qui. E se non la pianta di cagarmi il cazzo, finisce male….”
Poi l’ha vista. Usciva dal palazzo, era già sul marciapiede di fronte: “Finisce male quella. E poi io mica dico nulla quando i suoi due marmocchi piangono che sembrano gatti in calore e mi rompono i timpani… No, basta. Bisogna finirla qui”. Ha preso il coltello del pane dal cassetto della cucina. S’è fatto le scale due a due. In strada, l’ha ritrovata. Andava verso il centro. Lui dietro, pieno di rabbia, ma lucido. Stringendo il coltello nella tasca del giubbotto. Non vedeva nulla di quello che gli passava intorno e nulla sentiva: neanche gli amici del bar: “Ce lo prendiamo un aperitivo?”. Niente: sono le 19,20 ma non è tempo di distrarsi.
Adesso lei si ferma, proprio sotto la statua, in mezzo alla piazza. Sta telefonando: parla e parla e ride. Lui dietro: sempre più vicino, sempre più deciso, sempre più veloce. Gli è a un metro, meno. Tira fuori la mano, alza il coltello e poi lo abbassa con forza: tre colpi, rapidi, rabbiosi, ciechi. Alla schiena, il primo. Nella clavicola, il secondo. In gola, il terzo, quando lei si è girata per guardare in faccia la furia e la morte. Si è accasciata al suolo: come un sacchetto della spesa, con dentro un barattolo di conserva rotto. Che scola sull’asfalto. “E gridamelo, se sei capace, adesso di abbassare quel cazzo di stereo…”
No. Non sono questi i dettagli della storia, avvenuta mercoledì nel foggiano. Due soli gli elementi veritieri: lui che uccide lei, nella piazza del paese. E poi la confessione del (presunto) assassino, davanti ai carabinieri, un’ora dopo l’omicidio.
Motivazione (o movente)? Era stanco dei continui litigi per questioni condominiali. Cioè, non l’ha uccisa durante l’ennesimo scontro. Ma per dire basta ai continui scontri. Metafora tragica ma diamantina di quanto (e quanto!) è successo in Italia in questi ultimi anni: da noi si uccide per non essere capaci di gestire i conflitti; per dire basta ai litigi; per risolvere, definitivamente, le liti; per eliminare non il motivo della rabbia, ma l’obiettivo. Da noi si uccidono (politicamente) i governi, per nella maggioranza erano stanchi di litigare…