Waltershaung

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Di quando la realtà fa ridere più della finzione. O di quando la satira è più vera della politica. Grazie a Crozza abbiamo scoperto che l’Italia sognata da Veltroni è quella del “ma anche”. È una cosa che fa sorridere, ma anche sta sui nervi.
Per esempio: sul caso Alitalia, che necessita di scelte chiare e nette dopo infiniti tiramolla, il leader del Pd (ma anche sindaco di Roma) ha detto: “La cosa che mi piacerebbe di più è che le proposte di Air France e Air One si incrociassero”, questo “per garantire la forza di Air France e la forza di Banca Intesa, e al tempo stesso però il radicamento nel Paese di una compagnia nazionale”. Vabbé, ha detto “al tempo stesso”, ma intendeva “ma anche”.

Ora: le sfumature (soprattutto in politica) esistono (e sono minime, per esempio, tra Pd e Pdl). Ma anche i compromessi esistono, ma anche i distinguo sono importanti. Ma anche gli inciuci servono e le terze vie si possono battere. All’estero, non che le cose vadano diversamente. Solo che usano altri nomi: questione di sfumature, appunto.

E poi, diciamocelo, prima che Maurizio Crozza ci facesse la battuta (e una discreta audience), noi mortali italioti eravamo abituati a parole un po’ più complesse per definire la Waltershaung: cerchiobottismo, doppiopesismo, ambeduismo, neutralismo, attendismo, terzismo, doroteismo, paraculismo, zuppa o pan bagnato, o mangi ’sta minestra o salti ’sta finestra…

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