Soffrendo

E quando Romano Prodi ha esordito, qui a Milano, con: “care democratiche e cari democratici”, io ho avuto difficoltà a trattenere un conato e le lacrime.
La differenza, abissale, sta tutta qua: una volta si inneggiava al “Grande Partito Comunista di Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer”, oggi ci si dovrebbe accontentare del Pd di Prodi, Parisi, Rutelli e Veltroni? Una volta l’intorno era tutto rosso (anche gli abbracci): ora è tutto verde (speranza, si dirà, ma un po’ freddino). E non che io soffra di nostalgia, ben inteso.
C’è che dal ‘91 in poi mi sono sentito rubare qualcosa, dentro. Anche a livello terminologico: dal Partito Comunista Italiano al Partito Democratico della Sinistra (e va via la prima parola: Occhetto e gli altri, per timore di restarci sotto le macerie del Muro, preferirono eliminare qualsiasi “connivenza” con il mondo comunista, rinunciando così anche a tutto un mondo di riferimenti socilai, economici e culturali); dal Pds ai Democratici di sinistra (e va via la seconda parola); dai Ds al Partito Democratico (torna la seconda parola, ne sparisce una terza e si sotterra la prima, visto che il neosegretario Veltroni – già pidiessino, poi diessino – ha ammesso più volte di non essere mai stato comunista).
Cambiamenti di nome, elisione di termini, eliminazione dei fardelli, del passato, delle strutture, delle parole, delle idee, delle immagini… fatti (non senza sofferenza, va ammesso) dai vertici e da una base, sulla scia dello slogan: “Il mondo è cambiato: è tutto più veloce, dinamico, precario. I blocchi non ci sono più, il partito va ammodernato, ci sono nuove sfide e noi rischiamo di rimanerne fuori”. A me sembra piuttosto che questa corsa sfociata nella rimozione di quello che siamo stati sia stata per tutti, dirigenti ed elettori, nel tempo, una liberazione. Già: è come quando un “bamboccione” esce finalmente dalla casa dei suoi: il primo avverbio che gli viene in mente è “finalmente”: finalmente basta con la cena allo stesso orario; finalmente basta con gli stessi non-discorsi a tavola; finalmente basta con il caffè che la mamma ti porta a letto alle 7 del mattino (domeniche comprese); finalmente basta col dover dire (quasi giustificare), ogni scelta, ogni cosa, ogni viaggio, ogni orario; finalmente basta col dover presentare ogni volta la ragazza che ha dormito con te nella cameretta da adolescente… Che poi sono tutte cose buone, par carità: ma fino a un certo punto, non se ne poteva più: il mondo è cambiato, va più veloce, ci deve adeguare altrimenti si resta tagliati fuori…
Per questo, mi è venuto da piangere, oggi a Milano, alla prima assemblea dei “bamboccioni” del Pd: e non per commozione, ma per la tristezza… Un po’ di comprensione, per dio, sono uno che sta soffrendo.
Tags: "bamboccione", assemblea, Ds, Milano, Pci, pd, Pds
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OttpmTue, 30 Oct 2007 21:55:40 +00002007-10-30T21:55:40+00:0009 30, 2006 at 9:55 pm
Ieri eravamo MARXISTI, oggi ci sentiamo sempre più MARZIANI… Tieni duro compagn!!!