Io scado

Due ragazzine (17, 18 anni? Meno di venti, comunque). Giubbottino imbottito (fa freddo, ormai, qui giù al nord), col pelo sul colletto. La pancia scoperta e i jeans a vita bassa (fa freddo, ma l’essere fuori moda può fare peggio). Sedute sui gradini della fontana nella “piazzetta” del Centro Direzionale Milano Oltre (a Segrate, Milano: la foto è qui sopra). Manca poco alle due del pomeriggio.
Intorno il grigio dei palazzoni (che per meglio prenderci per il culo, hanno nomi tipo: Tintoretto, Tiepolo, Caravaggio ecc…) che ospitano uffici, che ospitano centinaia di travet…
In alto un sole malato: ha la faccia di uno che a stento è riuscito ad alzarsi e che un po’ si vergogna di arrivare in un posto così. Tra le mani una pizza, tra i piedi una bottiglietta d’acqua.
Mangiano in fretta, le tipe. Con ansia, si vede:
- “Non ce l’abbiamo un minuto per la sigaretta, vero…?
- “Sta scattando adesso l’ora”
- “Merda, se arrivo in ritardo anche oggi, oltre a trattenermi l’ora, l’ingegnere se la lega al dito… E io a fine mese, scado, cazzo!”
- “Io scado di sicuro, ero al secondo rinnovo…”
- “Dai, andiamo, che è stratardi”
- “Sì… Chi viene a prenderti stasera? Lui o quell’altro?”
…
Non c’è riformismo che tenga, non Veltrusconi che riesca, non 20 ottobre che serva… qui siamo Oltre ogni tristezza…
Tags: contratto, lavoro, Milano Oltre, palazzi, ragazze, Segrate
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